giovedì 24 novembre 2011

Teatro - Roman e il suo cucciolo

Riflessioni ed impressioni della mia amica Alessandra sullo spettacolo teatrale Roman e il suo cucciolo!

Questa recensione si apre con una confessione: perché ho deciso di andare a teatro a vedere lo spettacolo “Roman e il suo cucciolo”, un testo a me completamente sconosciuto? Ovviamente, per Alessandro Gassman, che mi incuriosiva nel ruolo di attore teatrale, nel quale non avevo mai avuto occasione di poterlo conoscere.
Perché vi consiglio, ora, di andare a vedere lo spettacolo che ho avuto modo di apprezzare ieri sera? Per la forza drammatica di quest’opera e la sua sconcertante attualità.
In un mondo preoccupato per gli spread, il default di alcuni stati dell’Eurozona e la superiorità dell’asse anglo-tedesco, abbiamo il dovere di non dimenticare il problema dei disadattati che non trovano una collocazione nella nostra società.
Sicuramente il testo evoca temi preponderanti negli anni ’80, ma la trasposizione ai giorni nostri non perde vigore.

Una traduzione fedele allo spirito originario dell’opera e una interpretazione magistrale degli attori conducono lo spettatore prima in un mondo fisico di degrado e poi in uno spazio intimo di profonda umanità, che si identifica con la ricerca di un possibile riscatto.
Riscatto di Roman della propria vita attraverso il figlio, per il quale sogna una quotidianità migliore
della sua.
Riscatto di cucciolo che, attraverso la prosa, sogna una vita diversa dal padre.

Roman, abbandonato dalla moglie, non è solo nel tentativo di crescere il proprio figlio, il 
“suo cucciolo”, per il quale nutre un amore appassionato e viscerale. E’ affiancato dal fedele 
amico “Geco” che rappresenta, a mio avviso, la parte più razionale e concreta di Roman. Un po’ 
come Sancho Pancha per Don Quijote, Geco – nella sua semplicità - è l’àncora alla realtà per Roman.

Un’interpretazione iper-reale che, supportata da una lirica diretta, non fa sconti alle difficoltà dell’esistenza. Tuttavia, proprio la lirica immediata riscatta l’opera dal rischio di cinismo e nichilismo e permette alla forza vitale di emergere e sostenere l’opera.

A questo punto so quale sarà la vostra domanda: ma Alessandro Gassman? La sua interpretazione sopraffina “in lingua rumena” è davvero incantevole e riesce a dare, insieme, una forza ed una umanità uniche al suo personaggio rozzo e poco acculturato. La sua fisicità virile riempie il palcoscenico con intensità.

Gassman è comunque supportato da un cast davvero eccellente. Gammarota, nel ruolo di Geco, imprime il ritmo alla vicenda; Anzaldo, nel ruolo di cucciolo, ammorbidisce i toni drammatici della storia con la sua ingenua dolcezza e spontaneità.
Davvero magistrali.

Affrettatevi, lo spettacolo rimane in scena solo fino al 27 Novembre al Teatro Franco Parenti.

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